La donna nell’arte
Da ispirazione ad artista

Art World di Lara Selva

La donna è da sempre protagonista della scena artistica, dal paleolitico fino ad oggi, cambiando ruolo e forma.
Le primissime raffigurazioni femminili risalgono all’era Preistorica con le famose Veneri del Paleolitico: seni e fianchi prosperosi venivano scolpiti su piccole statuette per augurare prosperità e fertilità.

Con l’avvento del classicismo, la donna diventa rappresentazione di divinità: Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, rappresentata nuda, delinea per la prima volta i caratteri femminili pudici e sfuggenti.

Nel Medioevo, la pittura diventa sacra, e la donna rappresentazione della figura della vergine Maria e delle Sante. Dalle aggraziati vergini di Simone Martini, alle sorridenti madonne di Giotto, fino ad arrivare alla nudità di Tiziano, sacra e profana allo stesso tempo.

Nel Rinascimento i ritratti angelici rubano la scena ai precedenti stili: lunghi capelli biondi e volti delicati da incarnati chiari, diventa il nuovo canone di bellezza eterea.

Ma nel ‘500 qualcosa cambia: da musa la donna diventa essa stessa creatrice.
Finalmente grazie a personalità di spicco come Artemisia Gentileschi, puoi leggerne la sua storia nell’articolo del nostro blog “Artemisia Gentileschi gemma rara della pittura” e con una visione diversa dalla normalità, nasce la donna artista. Donne forti che riescono ad imporsi in un mondo fortemente maschile.

Le botteghe e l'accademie erano fortemente vietate al genere femminile, le poche che in quel periodo riuscirono ad emergere fu per la fortuna di essere figlie d’arte, e quindi avere la possibilità di frequentare ambienti intellettuali inaccessibili ad altre, come Lavinia Fontana, ritrattista prediletta di gentildonne, la prima ad aggiudicarsi una pala d’altare e So­fo­ni­sba An­guis­so­la pittrice di corte in Europa, acclamata anche da Michelangelo e il Vasari.

Dal ‘700 in poi grazie alle idee illuministe il cammino femminista avrà inizio.

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